Ci sono luoghi che sembrano fatti apposta per rallentare il rumore. Non perché siano silenziosi, ma perché restituiscono spazio a ciò che, nella vita di tutti i giorni, resta spesso in secondo piano: il tempo, l’ascolto, la presenza.
È quello che è accaduto durante BoscoStella, il soggiorno che nei primi giorni di giugno ha portato un piccolo gruppo di persone seguite dai servizi del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Città di Torino al Rifugio Jumarre, tra i boschi di Angrogna.
Per tre giorni la montagna non è stata una meta da conquistare, ma un ambiente da abitare.
I sentieri sono diventati occasioni per camminare fianco a fianco, senza la fretta di arrivare. Uno ha portato il gruppo fino alla Roccia del Profeta, un nome che da solo basta a far rallentare il passo e un punto da cui la valle si guarda da un’altezza diversa, anche dentro di sé. Alla torbiera, qualcuno si è fermato più del previsto, sorpreso da un paesaggio che non aveva mai visto: acqua e terra che non si decidono, un equilibrio strano da guardare in silenzio e dove immergersi, letteralmente, a piedi nudi fino alle caviglie. La passeggiata a piedi scalzi ha trasformato il terreno in qualcosa da sentire prima ancora che da attraversare (il freddo improvviso, la sorpresa di un passo più incerto del previsto, qualche risata per chi ha esitato sul primo sasso).
E poi le sere. Una è stata interamente dedicata al cielo: una guida ha accompagnato il gruppo nell’osservazione delle stelle, restituendo nomi e storie a quello che, a occhio nudo, sarebbe rimasto solo un cielo scuro punteggiato di luce. Persino le nuvole, che fino a quel momento avevano nascosto la volta celeste, hanno trovato il momento giusto per aprirsi.
Ma BoscoStella non vive soltanto fuori.
Vive nelle conversazioni nate senza programmi, nelle risate condivise attorno a un tavolo, nei giochi, nelle mani che modellano l’argilla, nelle storie raccontate dentro la jurta, nel piacere semplice di prepararsi per un’escursione o di fermarsi a guardare un panorama. Gesti piccoli, che messi uno dopo l’altro diventano la trama di qualcosa più grande: la possibilità di sperimentarsi in contesti nuovi, costruire relazioni, riscoprire fiducia nelle proprie capacità.
Per chi lavora nella salute mentale, la recovery passa anche da qui. Non soltanto attraverso i percorsi di cura, ma dentro occasioni autentiche di partecipazione, autonomia e condivisione.
BoscoStella è stato questo: tre giorni di montagna che, più che allontanare dalla quotidianità, hanno permesso di tornarci con uno sguardo diverso.
A volte basta cambiare orizzonte (o togliersi le scarpe in un punto che non ti aspettavi) per accorgersi che qualcosa, dentro di noi, ha già iniziato a muoversi.
[BoscoStella è un’attività realizzata da Zenith in coprogettazione con il Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Città di Torino]




