Prima dell’ultima diretta della stagione ci siamo ritrovati in gelateria per condividere il momento importante. È lì che ci siamo accorti che Zona di Confine, in fondo, non sa davvero salutare. Non c’eravamo proprio tutti intorno al tavolo, ma lo spirito del gruppo sì: quello fatto di battute, racconti che si intrecciano, complicità nate nel tempo e della consapevolezza di aver costruito, ancora una volta, qualcosa insieme. Un modo semplice per festeggiare la conclusione temporanea di un percorso che, puntata dopo puntata, è diventato un appuntamento atteso e prezioso.

La decima stagione di Zona di Confine si è chiusa con una diretta dedicata a un tema insolito e affascinante: la bruttezza. Come accade da sempre, l’argomento è nato durante le riunioni di redazione, dove ciascun partecipante propone idee, curiosità e domande. Perché ciò che viene raccontato in trasmissione non arriva dall’alto, ma prende forma attraverso il confronto, la discussione e il contributo di tutti.

Nata nel 2016, Zona di Confine è un’attività realizzata da Zenith in coprogettazione con il Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Città di Torino. E da sempre trova casa negli spazi di Officine Caos, alle Vallette, luogo di incontro e sperimentazione culturale che negli anni ha accolto il progetto e le tante voci che si sono avvicendate dietro ai suoi microfoni. Qui si sono alternate, nel corso del tempo, decine di persone: utenti dei servizi di salute mentale, educatori, operatori, cittadini, studenti universitari e ospiti provenienti dalle realtà più diverse del territorio. Un collettivo eterogeneo in cui le differenze smettono di essere etichette per trasformarsi in risorse.

Fare radio, però, non significa soltanto preparare una scaletta o parlare davanti a un microfono. Significa esercitare la memoria e l’attenzione, imparare ad ascoltare e ad aspettare il proprio turno, assumersi responsabilità, superare la timidezza, esprimere un’opinione e sentirsi riconosciuti dagli altri. È un’attività creativa che rafforza l’autostima, alimenta il senso di appartenenza e favorisce relazioni significative. In altre parole, è anche uno strumento riabilitativo capace di promuovere partecipazione, inclusione e benessere. Non a caso, chi frequenta Zona di Confine racconta spesso la trasmissione come un appuntamento irrinunciabile, una passione che fa bene alla salute e crea comunità.

In questi dieci anni e 134 puntate, il programma ha attraversato luoghi, incontrato associazioni, accolto ospiti e portato la propria voce ben oltre i confini dello studio radiofonico. Ha parlato di ambiente e umorismo, di intelligenza e di errore, di profezie, di amore e di coincidenze. Sempre con lo stesso approccio: affrontare temi importanti (o meno…) senza pretendere di offrire risposte definitive, ma coltivando curiosità, ironia e la libertà di pensare insieme.

L’ultima diretta non è stata un punto fermo, ma una virgola. E puoi ascoltarla QUI

 

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