Francesco ha accompagnato come volontario tutti i viaggi di “Anduma!”. Alcuni compagni di viaggio sono diventati amici con cui condividere pranzi, giornate nell’orto e un aiuto nei momenti difficili.
Mentre parliamo con Francesco, Maria è nell’orto con lui. Ha appena raccolto i fiori di zucca e più tardi dovrebbe arrivare anche Angelo. È martedì, ma per ritrovarsi non serve aspettare il fine settimana, basta qualche lavoro nel terreno, un caffè, la voglia di stare insieme.
Si sono conosciuti grazie ad “Anduma!”, il progetto di Zenith che, nel 2025, ha proposto viaggi per persone over 65 con l’obiettivo di contrastare l’isolamento e favorire nuove relazioni. Francesco ha partecipato a tutti come volontario. Serviva qualcuno che guidasse il pulmino e lui, ex autista di autobus, aveva l’esperienza giusta. La familiarità con i partecipanti, ricorda, è nata quasi subito, tra le conversazioni durante il tragitto e i pasti in compagnia.
Al ritorno, è stato Angelo a proporre di rivedersi, anche solo per un caffè. Da quell’invito sono cominciati altri incontri, diventati un’abitudine che continua a distanza di più di un anno.
Oggi si ritrovano quasi ogni fine settimana, soprattutto per pranzo. A volte sono cinque, altre sette o otto. Francesco è arrivato a ospitare undici persone. Qualcuno salta un appuntamento e torna quello successivo, mentre Patrizia viene anche da Milano. D’estate si fanno le grigliate in giardino.
Ciascuno contribuisce come può, con naturalezza. All’inizio cucinava Francesco, poi Maria ha cominciato a preparare il sugo e gli altri a dare una mano e a riordinare. Lui racconta, divertito, che ormai non gli lasciano lavare nemmeno una tazzina.
Nell’orto si decide insieme che cosa piantare e si collabora quando si ha tempo, senza turni né obblighi, e le verdure finiscono sulla tavola dei pranzi. Con le melanzane Francesco ha preparato la caponata, conservandone una parte per mangiarla con gli amici durante l’inverno. I fiori di zucca, invece, la domenica precedente erano finiti in un risotto con i gamberetti.
Questa confidenza conta anche quando arriva una difficoltà. Francesco racconta di aiuti nella ricerca di una casa e in occasione di un ricovero, di passaggi in macchina e di persone che si offrono prima ancora che qualcuno chieda. Quando distingue le conoscenze dalle amicizie, pensa proprio a questo: sapere di poter contare gli uni sugli altri.
Non tutti i rapporti hanno avuto lo stesso seguito. Qualcuno si è allontanato e a Francesco dispiace. Con chi continua a frequentarsi, però, il legame è diventato così importante da fargli dire: «Io la chiamo la mia nuova famiglia».
Quando gli chiediamo se vive da solo, risponde di sì. Poi aggiunge: «Sono sempre in compagnia comunque».
In questa risposta si riconosce il senso del progetto. “Anduma!” ha offerto un’occasione per uscire di casa e trascorrere del tempo con altre persone. Da quell’esperienza, per questo gruppo, sono nate relazioni che oggi trovano spazio nella vita quotidiana. Anche Francesco, partito per mettere a disposizione le proprie capacità, ha trovato amicizie di cui sentiva il valore e il bisogno.
La loro storia dà concretezza al presupposto da cui “Anduma!” è nato: creare occasioni d’incontro può aiutare a interrompere l’isolamento, soprattutto quando c’è il tempo di conoscersi e prendere confidenza. Il seguito non è scontato e non è uguale per tutti. Qui, però, le persone hanno scelto di cercarsi ancora, senza aspettare una nuova proposta di Zenith.
Francesco, intanto, conserva la caponata per l’inverno. Sa già con chi vorrebbe mangiarla.

