Nella primavera del 2021 stare vicini è ancora complicato. La pandemia dura da più di un anno. Ci siamo abituati alle distanze, alle cautele, agli incontri rimandati. Intanto, nei quartieri Parella e Pozzo Strada, la vita continua dietro le porte delle case. E non per tutti è semplice.

Bruno, proprietario del Bar Acquamarina di corso Francia, conosce alcune persone che stanno attraversando un momento difficile. C’è chi ha problemi economici, chi vive una condizione di particolare solitudine. Sono persone che abitano nello stesso pezzo di città in cui lui apre ogni giorno il suo bar.

Bruno parte da quello che ha: una cucina e la possibilità di preparare qualcosa da mangiare.

Ne parla con Gabriele, il cuoco dell’Acquamarina. L’idea è elementare: cucinare qualche pasto caldo in più e farlo arrivare a chi ne ha bisogno. Poi, come spesso accade alle idee semplici quando incontrano le persone giuste, le cose cominciano ad allargarsi.

Alcune situazioni sono già conosciute da Bruno. Altre vengono segnalate dalle parrocchie del territorio. Servono persone disponibili a portare i pasti a domicilio, qualcuno che organizzi le consegne, che raccolga le segnalazioni e tenga insieme ciò che sta cominciando a muoversi.

Bruno chiede una mano a Zenith. Comincia così Aggiungi un pasto a tavola.

Gabriele cucina. I volontari passano a prendere i pasti e li portano nelle case. Le parrocchie segnalano altre persone. Zenith coordina l’attività. Poco alla volta si aggiungono commercianti, donatori, servizi sociali e comuni cittadini. Intorno a una cucina di corso Francia, il quartiere comincia a fare rete.

Il pasto rimane il centro di tutto. È qualcosa di concreto, necessario, che arriva sulla tavola. Ma per consegnarlo bisogna anche arrivare davanti a una porta e bussare, e dietro quella porta c’è una persona.

Qualche volta bastano pochi minuti, una domanda, due parole scambiate sulla soglia. La consegna diventa così anche un’occasione di contatto, particolarmente preziosa per chi vive solo. Fin dall’inizio, infatti, l’iniziativa affianca all’aiuto materiale un altro obiettivo quello di offrire ascolto e vicinanza emotiva alle persone che attraversano una situazione di fragilità economica o di forte solitudine.

Nel giro di poco, le porte a cui bussare aumentano.

Nel 2021 vengono raggiunte 32 persone e distribuiti 540 pasti caldi. La metà sono persone anziane che vivono sole; le altre sono persone e nuclei familiari italiani e stranieri che affrontano difficoltà economiche, isolamento, malessere psichico o disabilità. Alla fine dell’anno la rete coinvolge già 41 realtà del territorio: negozi, parrocchie, volontari, donatori, servizi sociali e cittadini.

L’anno successivo le persone raggiunte diventano 41 e i pasti 620. Le parrocchie segnalano anche cinque nuclei familiari con tredici minori. Tra le persone sostenute ci sono quindici anziani in grave difficoltà economica o a rischio di isolamento.

La lista dei beneficiari non era fissa. Si aggiornava nel tempo sulla base delle nuove segnalazioni arrivate dal territorio e dei cambiamenti nelle condizioni di chi riceveva il pasto.

È così che, nel 2023, vengono consegnati 576 pasti a 32 persone, un cambiamento che in una tabella potrebbe sembrare soltanto una diminuzione del numero dei beneficiari. La variazione si deve al fatto che alcune persone comunicano che la propria situazione economica è migliorata. Quel pasto non serve più e preferiscono lasciare la possibilità di riceverlo a qualcun altro.

È una piccola notizia dentro una storia fatta di centinaia di consegne, eppure racconta molto bene il senso di quell’aiuto: esserci finché serve e sapere che il risultato migliore, qualche volta, è poter non servire più.

Intanto all’Acquamarina si continua a cucinare. Nel 2024, Bruno e Gabriele mettono ancora a disposizione tempo, risorse e lavoro. Insieme ai volontari coordinati da Zenith, permettono di distribuire altri 330 pasti. Diciotto persone ricevono la consegna quindicinale a domicilio, mentre altre sei vanno direttamente al bar il sabato per ritirare il proprio pasto.

A luglio le consegne a domicilio terminano e per quattro persone rimane la possibilità di continuare a passare dall’Acquamarina ogni sabato. Sono trascorsi più di tre anni da quando Bruno aveva pensato di preparare qualche pasto per alcune persone che conosceva. Nel frattempo ne sono stati distribuiti oltre duemila.

Dentro quei numeri ci sono Gabriele davanti ai fornelli, i volontari che fanno il giro delle consegne, Bruno che mette a disposizione il bar, una parrocchia che segnala una famiglia, qualcuno che dona, qualcuno che coordina, qualcuno che apre la porta. Ci sono soprattutto persone che si accorgono di altre persone.

Forse è questa la cosa che vale la pena conservare di Aggiungi un pasto a tavola. L’esperienza è nata in un periodo in cui la distanza era diventata una delle misure della nostra quotidianità. Proprio allora, in un pezzo di Torino, alcune persone hanno cominciato a costruire vicinanza con quello che avevano.

Una cucina.
Del tempo.
Una segnalazione.
Un’automobile per fare una consegna.
La conoscenza del quartiere.
La disponibilità ad aprire una porta o a bussare a quella di qualcun altro.

Sono piccole cose, prese separatamente, ma quando si mettono insieme sono abbastanza per accorciare una distanza e far sentire la presenza di una comunità capace di accorgersi di chi le vive accanto.

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