Alle sei del mattino, prima ancora che la città si svegli, c’è già chi ha controllato le medicine, chi ha risposto al telefono per la seconda volta, chi ha rimandato di nuovo una visita per sé stesso. È una cura che non fa rumore: abita le case, scandisce le giornate, riempie le agende di appuntamenti, telefonate, incombenze. La offrono ogni giorno migliaia di persone a un coniuge, a un genitore, a un fratello, a un figlio. Un impegno senza orario che, con gli anni, finisce per restringere lo spazio della propria vita fino a farlo coincidere con quello di un altro.
Molti di questi caregiver hanno superato i sessantacinque anni e affrontano loro stessi i cambiamenti dell’età (un ginocchio che fa male, il sonno che si accorcia) continuando comunque a sostenere qualcuno che ha bisogno di loro. Anche chi si prende cura, però, non è una risorsa infinita.
Da questa consapevolezza è nato, nel 2024, Correre ControVento, un progetto rivolto ai caregiver ultrasessantacinquenni, realizzato da Zenith in collaborazione con il Servizio Anziani della Città di Torino e finanziato dalla Regione Piemonte. Non voleva semplicemente offrire attività o servizi, ma restituire a chi si prende cura degli altri un pezzo di tempo per sé, un confronto con chi vive esperienze simili, la sensazione di appartenere a una rete e non di essere soli su un’isola.
Le proposte erano diverse (il Caffè con la psicologa, gli incontri di Ginnastica dell’Aikido, i percorsi di rilassamento e consapevolezza, lo Sportello d’Argento, gli appuntamenti nelle Case del Quartiere, gli strumenti online per restare in contatto anche a distanza) ma raccontavano tutte la stessa idea: il peso della cura si alleggerisce quando smette di essere soltanto individuale.
I numeri restituiscono solo una parte di questa storia. Settantacinque persone hanno partecipato alle attività. Centocinquanta questionari di gradimento raccolti, quasi due terzi con la valutazione più alta possibile. Ma è un’immagine, più di ogni dato, a raccontare cosa è successo davvero.
Il 28 settembre 2024, mentre il progetto si avviava alla conclusione, quasi cento persone si sono ritrovate per “Io li porto benissimo!“, una giornata di festa con musica, giochi, e chiacchiere tra amici vecchi e nuovi. Non era una cerimonia di chiusura, ma la prova che nel frattempo erano nate relazioni che valeva la pena continuare a coltivare, ben oltre la fine ufficiale del progetto.
Ripensare oggi a Correre ControVento significa ricordare un progetto per caregiver anziani, certo. Significa anche, però, riconoscere qualcosa di più grande: che le comunità non si costruiscono da sole. Una comunità nasce quando le persone scoprono di avere bisogno le une delle altre, e trovano uno spazio in cui ciascuno può mettere sul tavolo qualcosa di sé, che sia un consiglio, disponibilità all’ascolto e alla condivisione o, semplicemente, un pensiero: quello che stai vivendo, lo conosco anch’io.
È in momenti come questo che una rete di servizi diventa una comunità.

