Ogni venerdì mattina, nella cucina di A Casa si Può 2.0, un piccolo gruppo di adulti con disabilità intellettiva medio-lieve si ritrova per cucinare sotto la guida attenta e complice di due operatrici esperte. Non si tratta solo di preparare un pranzo, ma di costruire — attraverso il fare insieme — competenze che aiutano a vivere meglio perché più capaci e sicuri di sé.

Cucinare, in questo contesto, è molto più di un’attività ricreativa: in un clima affettuoso e conviviale si offre un’occasione per esercitare abilità pratiche e relazionali, rafforzare l’autonomia, sentirsi parte di qualcosa di bello.
Con il gruppo cucina si impara a seguire una ricetta, a collaborare, a comunicare, a rispettare tempi e spazi condivisi. E si scopre, magari senza accorgersene, che anche avere a che fare con una cipolla può insegnarci qualcosa da spendere nella vita quotidiana.

L’esperienza si ispira ai principi della pedagogia attiva e dell’apprendimento esperienziale: due approcci che mettono al centro la persona e il suo coinvolgimento diretto nel processo educativo.
Secondo queste prospettive, si impara davvero quando si è coinvolti nel fare, quando l’ambiente è significativo, e quando le relazioni diventano contesto e strumento di apprendimento. Non solo teoria, quindi, ma azione concreta, vissuta, condivisa.

Cucinare insieme, ad esempio, permette di sperimentare ruoli, ottenere piccoli successi, affrontare imprevisti, esercitare capacità di scelta e gestione delle emozioni.
Ogni gesto, ogni dialogo, ogni ingrediente usato è parte di un processo che sviluppa autonomia e consapevolezza, in modo naturale e non scolastico.

Il menù dell’ultimo incontro parlava da solo:

  • pere con gorgonzola e noci,
  • penne al pomodoro, melanzane e salsiccia,
  • pavesini ripieni al cocco.

Un pranzo semplice, ma costruito passo dopo passo, con attenzione e orgoglio.

A Casa si Può 2.0 è un progetto che si prende cura delle persone nel loro quotidiano anche con attività come questa. Inoltre, offre una rete di supporto concreto che mette a disposizione un’équipe multiprofessionale per affiancare ogni persona nella gestione della casa e della salute, con un’attenzione costante alla prevenzione, al benessere e al raccordo con i servizi del territorio.

E chi si prende cura?
Anche le famiglie trovano qui un punto di riferimento:
– per orientarsi tra le risorse esistenti,
– per accedere più facilmente ai servizi,
– per condividere esperienze e sentirsi meno soli.

Perché la cura, per essere davvero cura, ha bisogno di relazioni, fiducia e vicinanza. Un po’ come in cucina, dove si parte da ingredienti semplici che, messi insieme, permettono di preparare qualcosa che nutre davvero.

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A casa si può 2.0 è un progetto finanziato nell’ambito del Piano di Inclusione Sociale del Comune di Torino – Fondo per le periferie inclusive. Progetto realizzato con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ministro per le disabilità.

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