Una bicicletta capovolta racconta sempre una storia
Le ruote girano lentamente nel vuoto. Il telaio è sospeso a testa in giù, le mani si muovono sicure tra chiavi inglesi, camere d’aria e catene. Attorno, il brusio di un giardino che respira: bambini che corrono, vicini che si fermano, curiosi che rallentano il passo senza sapere bene perché.
È una domenica di maggio e il quartiere Aurora ha deciso di uscire all’aperto.
In mezzo a tutto questo ci sono Kathleen e Simone. Per mesi hanno frequentato il laboratorio di Ciclomeccanica, un progetto realizzato da Zenith in coprogettazione con il Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Città di Torino, negli spazi di Officine Creative al Cecchi Point. Un appuntamento settimanale per imparare a conoscere una bicicletta pezzo dopo pezzo: il manubrio, il cambio, la catena, il freno che non risponde. Ma anche un luogo dove sperimentarsi, acquisire fiducia nelle proprie mani, lavorare fianco a fianco con qualcuno.
Il 24 maggio quel percorso ha varcato la soglia dell’officina.
Nell’ambito di AuroraCrea (la manifestazione che ha trasformato il Giardino Madre Teresa di Calcutta in un laboratorio a cielo aperto) Kathleen e Simone hanno preso posto dietro il banco di lavoro insieme a Michele, istruttore meccanico di Officine Creative, e a Federica, educatrice di Zenith. Chi si avvicinava vedeva biciclette da sistemare. Chi si fermava un po’ più a lungo poteva scorgere qualcosa di diverso.
Ogni vite stretta, ogni freno regolato, ogni consiglio dato a chi chiedeva raccontava un percorso fatto di pazienza e di piccole vittorie. Perché la ciclomeccanica non è solo aggiustare biciclette. È imparare a riconoscere un problema, cercare una soluzione, fare un tentativo, sbagliare, riprovare. È scoprire, spesso con una certa sorpresa, che con il tempo e gli strumenti giusti ciò che sembra bloccato può tornare a muoversi.
Durante la giornata decine di persone hanno attraversato lo spazio del laboratorio. Alcune si sono fermate per una riparazione, altre per curiosità, altre ancora senza un motivo preciso. Tutte hanno incontrato una piccola comunità al lavoro, impegnata a condividere competenze attraverso gesti concreti e silenziosi.
Quando AuroraCrea si è conclusa e gli attrezzi sono tornati nelle cassette, le biciclette erano certamente in condizioni migliori. Ma il risultato più prezioso era scritto altrove: nella postura di chi aveva lavorato tutto il giorno con competenza davanti a degli sconosciuti, nella voce di chi aveva spiegato qualcosa a qualcun altro per la prima volta, nella sensazione sottile ma reale di essere stati utili.
Proprio come una catena che torna a ingranare dopo essere stata sistemata, anche le persone possono riscoprire capacità e autonomia quando trovano un luogo dove mettersi alla prova. E qualcuno disposto a pedalare un tratto insieme a loro.





