Quando ti prendi cura di qualcuno, chi si prende cura di te?
Ci sono incontri che non fanno rumore, non hanno un palco, non hanno microfoni, non hanno nemmeno bisogno di presentazioni. Accadono attorno a un tavolo, davanti a una tazza di caffè che si raffredda piano, mentre le parole trovano il coraggio di uscire.
È così che sono iniziati gli Open Day di Un caffè con la psicologa: in una caffetteria del quartiere, in un pomeriggio qualsiasi, alcune persone si sono sedute una accanto all’altra senza conoscersi. Avevano storie diverse, vite diverse, ma una cosa in comune: prendersi cura di qualcuno, un genitore, un partner, un familiare fragile.
Dietro a quella cura, però, c’è tutto ciò che spesso non si vede: la stanchezza che si accumula, i pensieri che non trovano spazio, la sensazione di dover essere sempre forti, sempre presenti, sempre all’altezza.
Poi, a un certo punto, qualcuno ha iniziato a parlare e qualcun altro ha annuito. Qualcun altro ancora ha detto, quasi sottovoce: “Anch’io, succede anche a me”
È proprio lì che succede qualcosa. Non una soluzione, non una risposta definitiva, ma un piccolo spostamento. Come se il peso si facesse, per un attimo, condiviso. Come se la solitudine cambiasse forma.
Guidati dalla psicologa Piera Mondo, gli incontri si sono trasformati in uno spazio semplice ma prezioso: un luogo in cui potersi fermare, raccontare, ascoltare. Senza giudizio. Senza dover dimostrare nulla, solo esserci.
Gli Open Day sono stati questo: il primo passo verso uno spazio che promette ascolto, conforto, sollievo. Un modo per avvicinarsi, per capire se quello spazio può diventare anche il proprio.
A volte basta poco per iniziare a stare un po’ meglio: una saletta appartata, un gruppo accogliente raccolto attorno a un tavolino da caffè, una voce e qualcuno che ascolta davvero.

