22. "Il cortile" | di Giuseppe Paparella

La mia finestra sul cortile, il mio sguardo sulla città, il mio contatto con il mondo. Essere anziano e solo in pandemia è stato una dura prova ma io conosco la resilienza! I miei anni, mi rendono più vulnerabile al COVID, ma mi hanno insegnato a fronteggiare le situazioni difficili, a iorganizzare le mie risorse, a non cedere passivamente agli eventi.

Allora “andrà tutto bene”: l’ho letto ovunque, lo ripetono alla TV come una litania, un generale anelito, uno straziante desiderio, una irrinunciabile speranza. Io, pittore per hobby, faccio mio questo slogan, mi aggrappo a lui e ho capito che la strada per far sì che vada tutto bene sono i colori, quei colori dei mille arcobaleni che appaiono ovunque, sui muri, alle finestre, sui cartelloni pubblicitari, alla TV. Con cosa riempire la mia tela bianca?

Io, appassionato di nature morte (spiegatemi poi perché definire morti i fiori dei grandi capolavori che ci inebriano dei loro profumi o i frutti che ci investono con i loro colori, le loro turgide forme ancora succose e da mordere) mi interrogo…Certo è che la parola morte ora fa più paura, mal si addice a questo particolare momento dove la morte è in prima pagina ogni giorno, ogni pomeriggio alle 18:00. Allora cerchiamo la vita, saltiamola, coloriamola, tiriamola fuori. Eccola lì, anche lei ogni pomeriggio esce quasi furtiva, si riversa in quel piccolo rettangolo di cemento, ha il viso un poco smarrito dei bambini del quartiere che, inizialmente timidi e quasi imbarazzati, trattengono la loro gioia, la loro vitalità che poi esplode all’aria aperta, rivitalizzata da pochi minuti di corsetta in bici o dietro un pallone, da un accenno di “acchiapparello” nel piccolo spazio di un grigio cortile quasi soffocato tra anonimi e alti palazzi gialli che bloccano la visuale sul cielo.

Un piccolo mondo di risate, voci, allegria che rompe il silenzio e copre il “grido” straziante delle ambulanze che troppo spesso squarcia dolorosamente la cappa di silenzio calata sulla città. Il mio sguardo non può staccarsi da loro, le mie orecchie godono delle musicalità delle loro risate.
Eccola lì la vita che si nasconde al nemico invisibile, protetta dietro le parete domestiche ma, a tratti, prepotentemente, irrefrenabile esplode all’esterno con i cori delle canzoni che danno voce alle mute finestre e rianimano deserti balconi. Ed io, dalla mia finestra sul cortile, non mi sento solo spettatore ma partecipo a questa vita, l’assorbo con lo sguardo, la catturo con i pennelli, la fotografo sulla mia tela per goderne in ogni momento della giornata, quando il silenzio è troppo vuoto e la solitudine troppo dolorosa.

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