Dai il volto di Giovanni al tuo 5x1000

Nell’immagine è raffigurato Giovanni, disegnato da Edoardo, di 10 anni.

Occorre molta delicatezza per entrare nella casa di una persona che ha bisogno di sostegno a domicilio: è una questione di vicinanza emotiva, rispetto, professionalità maturata negli anni.

Ogni volta – che si tratti di affiancare la persona nella cura di sé, farle compagnia o occuparsi della pulizia della casa – si sperimenta l’esperienza di entrare in uno spazio personale e intimo, preziosissimo per la persona di cui ci prendiamo cura. E, alla fine dei conti, non si tratta mai “solo” di un aiuto concreto e pratico: dietro si cela sempre l’esperienza di una vicinanza che permette a molte persone di sentirsi meno sole e più accudite.

«Ogni visita a casa di Giovanni comincia suonando il campanello in un modo particolare, secondo un codice concordato tra noi e lui per alleviare i suoi timori e fargli capire subito che siamo noi. Poi, Giovanni appare sorridente dietro la porta, impaziente di incontrarci. Ogni mattina a fargli visita è una colf che si occupa della casa, lo aiuta nei pasti e nella spesa. Due pomeriggi a settimana, invece, arrivo io che mi dedico alla sua igiene personale, in quello che si traduce subito in un momento di socializzazione: si scelgono insieme i vestiti da mettere, si parla del più e del meno. Poi lo aiuto a lavarsi corpo e capelli, concludendo con una spruzzata di profumo, a cui Giovanni non rinuncia mai. In estate mi trasformo anche un po’ in barbiere, utilizzando la sua macchinetta per tagliargli barba e capelli.

Dopo questo momento di cura di sé, ci prepariamo un caffè per ricreare il rituale del bar, a cui eravamo abituati ma che adesso è ancora sospeso per i rischi legati al COVID. Al momento del congedo, ritorna sempre la stessa frase: “Se vuole rimanere ancora un po’, per me non ci sono problemi”. Giovanni, infatti, tiene davvero molto ai momenti che trascorriamo con lui, perché dice di sentirsi voluto bene da tutti noi.» (Tommaso, Operatore Socio Sanitario del servizio “A casa si può”)

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